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Intervista a Grazia Neri

category Uncategorized admin 29 May 2009

Intervista a Grazia Neri

La fotografia da sempre è la sua passione e il suo lavoro.
Ha fondato nel 1966 a Milano l’agenzia che porta il suo nome, ha fatto conoscere in Italia un numero incalcolabile di fotografi di rilievo internazionale e pochi mesi fa ha passato il bastone del comando a suo figlio Michele.
Ma Grazia Neri, la signora delle fotografie che nel mese di marzo ha ricevuto dal Presidente Giorgio Napolitano la medaglia di Grande Ufficiale e ha donato tutto il suo archivio analogico, una storia di 40 anni di fotogiornalismo, al Museo di Fotografia Contemporanea di Villa Ghirlanda, continua a occuparsi di giurie internazionali, di mostre, di premi e di letture portfoli in giro per il mondo.

E a lei che ha conosciuto oltre ai fotografi tanti direttori e art director di quotidiani e periodici abbiamo chiesto cosa ne pensa della professione dei Photo Editor.

Mariateresa Cerretelli. Nella tua lunga attività hai incontrato Photo Editor italiani e internazionali ?

Grazia Neri. Ho avuto la fortuna di conoscere Photo Editor celeberrimi tra i quali John Morris che è considerato il più famoso (lo storico Photo Editor di LIFE era a Milano nel maggio scorso da FORMA, Centro Internazionale di Fotografia per raccontare “My “brother” Robert Capa” la sua grande amicizia con il grande fotogiornalista).

Il Photo Editing è lavoro relativamente nuovo che nasce soprattutto negli Stati Uniti, poi in Francia e in Inghilterra ma da noi era praticamente sconosciuto quando è iniziato il mio lavoro.

I Photo Editor, agli inizi della mia carriera, negli anni Sessanta Settanta, erano persone affascinanti, molto competenti e in genere avevano studiato fotografia per passione o erano ex fotografi.

Ma erano pochissimi . La competenza l’ho riconosciuta in questi grandi photo editor per il fatto che potevano lasciare un giornale che si occupava di sport per passare a un quotidiano, da un quotidiano poi andare in un giornale di ritrattistica ma conoscevano a fondo la materia della fotografia e il linguaggio dell’immagine .

Questo mi ha affascinato e nello stesso tempo mi ha fatto capire come qui in Italia non avevamo questa possibilità perché erano i direttori, gli art director e le segretarie, con tutto il rispetto per le segretarie, a occuparsi delle foto e poi alla fine era il direttore a decidere. Oppure un direttore, quando il mercato era molto fiorente, era assillato dai venditori, ma era un mercato di questo tipo e comperava tanti servizi per poter scegliere con calma.

Ho vissuto gli anni in cui un servizio fotografico poteva fare, come si diceva, “volare le vendite “ perché c’erano gli scoop. Adesso di scoop ce ne sono pochissimi .

M.T.C. E cosa pensi dei Photo Editor italiani?

G.N. Spesso sono nati all’interno dei giornali casualmente. Per una passione personale oppure per caso. Sinceramente ritengo che si deve a Paolo Pietroni la valorizzazione di questa figura professionale. Fin dagli inizi dava importanza alla fotografia e ricordo che assunse a Sette Giovanna Calvenzi. A quell’epoca ricordo la figura mitica di Franco Lefèvre , il primo Photo Editor con una cultura molto vasta.

Se poi devo illustrare il Photo Editing come mestiere, in questa marea di fotografie che in questo momento ci inondano, a mio avviso nessun Photo Editor, tranne qualcuno che lavora in un settore di nicchia, può avere il tempo di fare questo lavoro.

Quando leggo il tamburino di un giornale e vedo una lunga lista di giornalisti che scrive i testi e due o al massimo tre persone per la fotografia, il settore che nei giornali in proporzione ha uno spazio rilevante, mi domando come può chi sceglie le fotografie trovare il tempo per individuare le foto giuste, controllare una ricerca e scegliere un fotografo guardando così tanti portfoli.

Quindi spesso un Photo Editor è costretto dalla casualità del momento e questo è sicuramente un handicap molto forte. Devo poi aggiungere che non tutti i photo editor hanno un budget a loro discrezione e molto spesso devono chiedere se possono spendere cifre fuori budget. E la situazione diventerà più caotica.

M.T.C. E come sarà, secondo te in un prossimo futuro?

G.N. Penso che questa professione sia in una fase di transizione veramente importante.

Si ipotizzano quotidiani su Internet che avranno bisogno di Photo Editor estremamente competenti perché dovranno scegliere foto di qualità su fatti che cambiano ogni quarto d’ora. Al momento questa ricerca non si fa perché sui siti Internet non c’è ancora tanta pubblicità, ma quando i quotidiani cartacei scompariranno in parte e così avverrà per i settimanali, la richiesta diventerà concorrenziale.

E mi domando se i Photo Editor si sentiranno pronti in quel momento per fare un lavoro interdisciplinare, che significa avere una grande conoscenza politica e geografica e in tanti altri campi più ampi. In quel caso secondo me si dovrebbe aprire un futuro e una nuova strada per questo lavoro.

M.T.C. I Photo Editor lavorano solo nei giornali?

G.N. Per un Photo Editor ci possono essere altre possibilità come lavorare per i musei, nelle gallerie, nelle case editrici o per i libri. E naturalmente nelle Agenzie fotografiche . So che adesso esiste qualche scuola per formare i Photo Editors. Io vado spesso nelle scuole o anche nelle Università di comunicazione ma mi accorgo che mancano le nozioni basilari di un Photo Editor come il copyright, per esempio.

M.T.C. Gli assegnati ai fotografi sono diminuiti in questo periodo?

G.N. No, sono aumentati . Sono piccoli assegnati ma danno la possibilità, secondo me, di ottenere una grande soddisfazione sia per i Photo Editors che per i fotografi. Quella che vedo più carente, escluso qualche giornale, è la ricerca fotografica. Ma so benissimo come viene fatta. I siti da vedere sono infiniti e per mancanza di tempo può capitare che ci si fermi al primo che capita . Il ricercatore iconografico è preziosissimo.

E, dove c’è un photo editor che conosce molto bene il mestiere e la storia della fotografia si vede e il giornale, dalle rubriche ai servizi più importanti, si riconosce per l’attenta selezione condotta con pertinenza e cultura.

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