Intervista The Photographers
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Fulvio Merlak ci parla della sua esperienza e del suo impegno a tutto campo nella fotografia.
“I miei primi contatti con la fotografia risalgono a quando avevo sedici anni.
Sono sempre stato (e lo dico con orgoglio) un fotoamatore, nel senso oggettivo del termine: |
un appassionato di fotografia a trecentosessanta gradi, uno che prova grande interesse per tutti quelli che sono i caratteri di costume e di cultura del fenomeno fotografico e delle sue implicazioni.
Ovviamente anch’io ho accarezzato, come capita a molti, l’idea di passare al professionismo, ma oggi posso dire con assoluta sincerità che sono contento delle scelte che ho fatto. Il mio ingresso in FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) risale al 1980. Sono trascorsi trent’anni da allora, trent’anni durante i quali di acqua sotto i ponti dell’associazionismo fotografico nazionale ne è passata davvero tanta. La FIAF attuale è un’organizzazione di punta nel variegato e multiforme panorama della fotografia italiana. Oggi la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche rappresenta il più imponente movimento fotografico di base esistente in Italia, una struttura moderna, intraprendente e disponibile, un’associazione impegnata nell’organizzazione di eventi e servizi a contenuto culturale, sempre vicina ai suoi associati, perché su di loro pone la propria ragione di esistere. È un organismo stabile e ben strutturato, che deve la sua solidità alle tradizioni ed ai valori del volontariato e che, in virtù dei suoi ideali, può guardare al futuro con responsabile ottimismo.
Io, durante i nove anni della mia presidenza, ho semplicemente cercato di rispettare quanto previsto dal nostro Statuto: “incrementare e diffondere la fotografia in tutte le sue forme… ” In altre parole ho favorito la promozione di una visione della fotografia, la più ampia possibile, una visione che desse spazio e dignità a tutti gli approcci fotografici possibili.”
La nona edizione del TriestePhotoFestival. Com’è cresciuta in questi anni questa manifestazione, quali obiettivi ha raggiunto e a quali ancora vuole mirare?
Quella di quest’anno è stata giustappunto la nona edizione del “TriestePhotoFestival”. È dunque da quasi un decennio che un Circolo di fotoamatori (NdR: il Circolo Fincantieri-Wärtsilä) sta portando a Trieste il “meglio” della fotografia italiana. La manifestazione è stata ideata nel 2002, anno del venticinquesimo anniversario della fondazione del Circolo ed ha sempre mantenuto uno standard alquanto elevato. Ovviamente, per un’associazione, un impegno di tale portata non rappresenta cosa di poco conto, anche perché negli ultimi due anni il nostro sforzo non è stato supportato da alcuno. Trieste, purtroppo, nonostante i suoi importanti trascorsi fotografici, è una città che sostanzialmente vive ai margini dei grandi appuntamenti con la fotografia. Pochissime iniziative, poche proposte, nessun progetto a lungo termine. A Trieste sembra che la fotografia sia una cultura di nicchia più che altrove. È un vero peccato, perchè il nostro sapere, non dimentichiamolo, si sviluppa in altissima percentuale attraverso la visione delle immagini. Ha ragione Romano Cagnoni (l’autore al quale quest’anno abbiamo assegnato il “Premio Città di Trieste al Reportage”) quando dice: «La macchina fotografica coi vari obiettivi è un mezzo unico per documentare, raccontare, mostrare l’infinita eterogeneità dell’umanità - la ricerca della verità ripresa nell’attimo significativo che diventa forma.» Peccato che ad accorgersene sia “solo” un Circolo di fotoamatori. Va da sé che, con questi presupposti, è difficile fare programmazioni a lunga scadenza. Ma noi non demordiamo di certo.
Fulvio Merlak esperto di lettura portfolio, oltre che esperto della fotografia a tutto campo e Presidente della FIAF. Come sono migliorati negli anni i portfolio di amatori e professionisti e quali sono le nuove regole ferree per presentare oggi un portfolio?
Da sette anni a questa parte la FIAF promuove un evento unico al mondo: “Portfolio Italia”. Si tratta di un circuito di manifestazioni imperniate su incontri di lettura portfolio. Il circuito (nel quale non ho voluto inserire la manifestazione di Trieste perché mi sembrava un’operazione imbarazzante) ha una funzione formativa di assoluto rilievo. In questi sette anni sono stati esaminati quasi quattromila portfolio e sono state effettuate oltre diecimila letture. Se siamo d’accordo sul fatto che questi momenti di confronto e di dibattito rappresentino autentiche opportunità di crescita, allora diventa facile comprendere come tutto il movimento fotografico ne abbia tratto vantaggio.
Personalmente non credo esistano regole ferree nella presentazione di un portfolio. Il portfolio è un mezzo espressivo con il quale si può documentare, testimoniare, raccontare, mormorare, gridare, inventare e tanto altro ancora. Come si fa a disciplinare tutto ciò? È impossibile e per di più sarebbe inopportuno. Semmai, esiste una massima che può sembrare banale ma la cui consapevolezza permette di intravedere una possibile soluzione: “emozionarsi per emozionare”.